[1] Il giorno dopo, Oloferne diede ordine a tutto l'esercito e a
tutta la moltitudine di coloro che erano venuti come suoi alleati,
di iniziare l'azione contro Betulia, occupando le vie d'accesso alla
montagna e attaccando battaglia contro gli Israeliti.
[2] In quel giorno effettivamente ogni uomo valido fra loro si pose
in marcia. Il loro esercito si componeva di centosettantamila fanti
e dodicimila cavalieri, senza contare gli addetti ai servizi e molti
altri uomini che erano a piedi con loro, in numero ingente.
[3] Essi si accamparono nella valle vicina a Betulia oltre la
sorgente, allargandosi dalla zona sopra Dotain fino a Belbaim ed
estendendosi da Betulia fino a Kiamon, che è di fronte a Esdrelon.
[4] Gli Israeliti, quando videro la loro moltitudine, rimasero molto
costernati e si dicevano l'un l'altro: "Ora costoro inghiottiranno
tutta la terra, né i monti più alti, né le valli profonde, né i
colli potranno resistere al loro peso".
[5] Ognuno prese la sua armatura e, accesi i fuochi sulle torri,
stettero in guardia tutta quella notte.
[6] Il giorno seguente Oloferne fece uscire tutta la cavalleria
contro il fronte degli Israeliti che erano in Betulia,
[7] osservò le vie di accesso alla loro città, ispezionò le sorgenti
d'acqua e le occupò e, dopo avervi posto attorno guarnigioni di
uomini armati, fece ritorno tra la sua gente.
[8] Allora gli si avvicinarono tutti gli Idumei e tutti i capi del
popolo di Moab e gli strateghi della costa e gli dissero:
[9] "Voglia ascoltare il signor nostro una parola, perché siano
evitati inconvenienti nel tuo esercito.
[10] Questo popolo non si affida alle sue lance, ma all'altezza dei
monti, sui quali essi si sono appostati, e certo non è facile
arrivare sulle creste dei loro monti.
[11] Quindi, signore, non attaccare costoro come si usa nella
battaglia campale e non cadrà un sol uomo del tuo esercito.
[12] Rimani fermo nel tuo accampamento avendo buona cura di ogni
uomo del tuo esercito: intanto i tuoi gregari vadano ad occupare la
sorgente dell'acqua che sgorga alla radice del monte,
[13] perché di là attingono tutti gli abitanti di Betulia; vedrai
che la sete li farà morire e verranno alla resa della loro città.
Noi e la nostra gente saliremo sulle vicine alture dei monti e ci
apposteremo su di esse e staremo a guardia per non lasciare uscire
dalla città alcun uomo.
[14] Così cadranno sfiniti dalla fame essi, le loro donne, i loro
figli e, prima che la spada arrivi su di loro, saranno stesi sulle
piazze fra le loro case.
[15] Avrai così reso loro un terribile contraccambio perché si sono
ribellati e non hanno voluto venire incontro a te con intenzioni
pacifiche".
[16] Piacque questo discorso ad Oloferne e a tutti i suoi ministri e
diede ordine che si facesse come avevano proposto.
[17] Si mosse quindi il reparto dei Moabiti e cinquemila Assiri con
loro, si accamparono nella valle e occuparono gli acquedotti e le
sorgenti d'acqua degli Israeliti.
[18] A loro volta gli Idumei e gli Ammoniti, con dodicimila Assiri,
salirono e si appostarono sulla montagna di fronte a Dotain.
Spinsero anche contingenti dei loro a meridione e a oriente di
fronte a Egrebel, che si trova vicino a Chus, situata sul torrente
Mochmur. Il rimanente esercito degli Assiri restò accampato nella
pianura ricoprendo tutta l'estensione del terreno. Le tende e gli
equipaggiamenti costituivano una massa imponente, perché essi erano
in realtà una turba immensa.
[19] Allora gli Israeliti alzarono suppliche al Signore loro Dio,
con l'animo in preda all'abbattimento, perché da ogni parte li
avevano circondati i nemici e non c'era modo di passare in mezzo a
loro.
[20] Il campo degli Assiri al completo, fanti, carri e cavalli,
rimase fermo tutt'attorno per trentaquattro giorni e venne a mancare
a tutti gli abitanti di Betulia ogni riserva d'acqua.
[21] Anche le cisterne erano vuote e non potevano più bere a sazietà
un giorno solo, perché distribuivano da bere in quantità razionata.
[22] Incominciarono i bambini a cadere sfiniti, le donne e i ragazzi
venivano meno per la sete e cadevano nelle piazze della città e nei
passaggi delle porte e ormai non rimaneva più in loro alcuna
energia.
[23] Allora tutto il popolo si radunò presso Ozia e i capi della
città, con giovani, donne e fanciulli, e alzarono grida e dissero
davanti a tutti gli anziani:
[24] "Sia giudice il Signore tra voi e noi, perché voi ci avete
recato un grave danno rifiutando di proporre la pace agli Assiri.
[25] Ora non c'è più nessuno che ci possa aiutare, perché Dio ci ha
venduti in balìa di costoro per essere abbattuti davanti a loro
dalla sete e da terribili mali.
[26] Ormai chiamateli e consegnate la città intera per il saccheggio
al popolo di Oloferne e a tutto il suo esercito.
[27] È meglio per noi esser loro preda; diventeremo certo loro
schiavi, ma potremo vivere e non vedremo con i nostri occhi la morte
dei nostri bambini, né le donne e i nostri figli esalare l'ultimo
respiro.
[28] Chiamiamo a testimonio contro di voi il cielo e la terra e il
nostro Dio, il Signore dei nostri padri, che ci punisce per la
nostra iniquità e per le colpe dei nostri padri, perché non ci lasci
più in una situazione come questa in cui siamo oggi".
[29] Successe allora un pianto generale in mezzo all'adunanza e
gridarono suppliche a gran voce al Signore loro Dio.
[30] Ozia rispose loro: "Coraggio, fratelli, resistiamo ancora
cinque giorni e in questo tempo il Signore Dio nostro rivolgerà di
nuovo la misericordia su di noi; non è possibile che egli ci
abbandoni fino all'ultimo.
[31] Ma se proprio passeranno questi giorni e non ci arriverà alcun
aiuto, farò secondo le vostre richieste".
[32] Così rimandò il popolo ciascuno al proprio posto ed essi
tornarono sulle mura e sulle torri della città e rimandarono le
donne e i figli alle loro case; ma tutti nella città erano in grande
abbattimento.